
| Comune | Scafati |
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| Provincia | Salerno | |
| Regione | Campania | |
| Ripartizione | Italia meridionale | |
| Latitudine Nord | 40° 44' 57'' | |
| Longitudine Est | 14° 31' 36'' (Greenwich) | |
| Regione agraria | Agro Nocerino | |
| Corte D'appello | Salerno | |
| Area Banca D'Italia | Castellammare di Stabia | |
| Codice elett. Camera | Circoscrizione 2 - Collegio 17 | |
| Codice elett. Senato | Collegio 22 | |
| Livello altimetrico | 12 m | |
| Superficie territoriale | 19,76 Km2 | |
| Popolazione | 60.000 Ab | |
| Densità demografica | 3.046 Ab / Km2 |
Da Nord si arriva a Scafati in auto con l’autostrada Napoli-Salerno; in treno con le linee circumvesuviane e con le Ferrovie dello Stato; in autobus con SITA e con SFSM.
Da Sud si arriva in auto sempre con l’autostrda Salerno-Napoli o con la Statale 18, in treno con le FFSS, in autobus con ATACS.
La città di Scafati collega la provincia di Salerno con quella di Napoli ed è circondata da Pompei, Boscoreale, Poggiomarino, Angri e Gragnano.
La sua popolazione ha superato i 60 mila abitanti.
Qui il suolo molto fertile ha per millenni consentito una fiorente agricoltura. Ma nel corso del tempo sono nate e si sono consolidate aziende industriali di rilievo, che attualmente per l’alta tecnologia di cui dispongono e per l’elevata qualità delle produzioni, sono accreditate sui mercati nazionali ed internazionali.
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| Piazza Vittorio Veneto | Veduta del Canale Bottaro |
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| Abazia di Realvalle | Villa Comunale (vista dall'alto) |
La storia di
Scafati

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SCAFATI NELL’ETA’
RINASCIMENTALE
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SCAFATI ALL’EPOCA DI MASANIELLO
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SCAFATI NEI PRIMI ANNI DELL’ 800
Durante la prima età del ferro, nella valle del Sarno , ci fu la notizia della presenza di un insediamento umano nell’odierna Scafati. La popolazione, nel corso del proprio dislocamento lungo la valle del Sarno, non ritenne opportuno insediarsi nell’area che oggi appartiene al comune di Scafati. Il fiume Sarno era il naturale tratto di unione fra la costa campana e il suo immediato entroterra; già dai tempi della civiltà Osca correvano le imbarcazioni mercantili, quando il terremoto del ’62 e l’ eruzione del 79 vennero a turbare una vita fondata sul lavoro e sull’agiatezza, creando dopo qualche tempo i presupposti per la continuazione della vita alla sparuta gente che era riuscita a salvarsi. La vita economica riprese, quindi, rispetto a ogni difficoltà e la produttività agricola crebbe a tal punto da destare le mire dei duchi napoletani durante la dominazione bizantina.
La valle continuò a gravitare nell’area bizantina,
finché, nel 601, Arechi l’occupò
dopo feroci devastazioni, mentre Sarno passava sotto la dominazione longobarda.
Dall’anno 848 il territorio di Scafati entrò a far parte, dal punto di vista
politico e strategico, della valle del Sarno, passando dalle dominazioni
bizantine a quella longobarda del principato di Salerno.
Nel 1284 Carlo II d’Angiò concesse la terra di Scafati
al monastero di San Maria di RealValle come un feudo nobile, con la torre, gli
uomini, i diritti, l’esercizio della giurisdizione, le ragioni e le penitenze,
a condizione che gli abati, in cambio del beneficio ricevuto e in riconoscimento
della grazia fatta da loro, si sentissero obbligati a corrispondere al donatore
e ai suoi eredi, una proporzionata quantità di orzo per mantenere il cavallo e
il palafreniere. La regina Giovanna I concesse
Scafati al Grande Siniscalco del regno di Niccolò Acciaiuoli. Da qui il feudo
tornò nuovamente nelle mani dell’abbazia alla quale fu tolta definitivamente
nel 1464 per donazione fattane dal papa Pio II a suo nipote Antonio Piccolomini,
liberatore della terra scafatese. Con quest’ultimo passaggio si chiuse la
lunga serie di infeudazioni cui fu esposta la terra di Scafati.
SCAFATI
NELL’ETA’ RINASCIMENTALE
Intorno al 1532 si verificarono fattori favorevoli al
miglioramento dell’economia agricola: ai terreni vulcanici fertilissimi, si
aggiunsero i terreni ricavati dalla riduzione dell’area boschiva, va rendendo
così possibile l’estendersi dell’area messa a coltura; fu aperta la strada
regia, lungo la quale s’intensificò il traffico commerciale. Erano i segni
della nuova mentalità rinascimentale dell’uomo intraprendente e
dell’influenza economica e finanziaria della scoperta delle Americhe, seguita
dal rialzo dei prezzi e dalla rivalutazione dei terreni. Scafati ne fu
direttamente investita e si giovò di altri fattori: la decadenza dell’abbazia
di RealValle e l’impianto di alcune colture tessili anche se in modeste
quantità. Messi insieme, questi fattori fecero sì che il territorio scafatese
assumesse un’importanza mai avvertita prima e venisse a trovarsi al centro dei
commerci e dei transiti nella valle del Sarno, nel momento in cui i traffici si
incrementavano e il passaggio delle merci sul fiume avvertiva un proficuo
sviluppo. Il commercio chiamò nuova gente e altra popolazione,che avrebbero di
lì a poco, dato inizio a una floridezza economica senza precedenti, se il
signore di Scafati non avesse modificato l’alveo del fiume, causando il
disastroso impaludamento di una buona parte dei terreni e la recrudescenza della
malaria. Il centro storico, che ancora oggi viene chiamato Vitrae, cominciò,
invece, a sorgere e a svilupparsi nella seconda metà del XVIII secolo. Il calo
della popolazione e le epidemie del secolo non poterono certo incoraggiare
qualsivoglia sviluppo urbanistico.
SCAFATI ALL’EPOCA
DI MASANIELLO
Nel 1647-1648 la valle fu nuovamente teatro della guerra
che si combatté fra le forze popolari e quelle baronali, come riflesso della
rivolta di Masaniello, scoppiata a Napoli. Fatta eccezione di uno sparuto
gruppo, il popolo e la classe intellettuale rimasero estranei al movimento delle
idee senza farsi trascinare. A Scafati la Repubblica fu una vendetta
insignificante che testimoniò l’aspra guerra contadina di Masaniello.
SCAFATI NEI PRIMI ANNI DELL’ 800
Pochi anni dopo, prolungata la legge della feudalità, la terra vicino a San Pietro, cessò di essere autonoma; la popolazione venne aggregata a quella di Scafati e affidata all’amministrazione dello stesso comune. Era l’anno 1810. In questo secolo nacque l’industria scafatese, che produceva cotone, lino, canapa, e così l’attività industriale fece rinascere il territorio.